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Storia Austriaca

L’Austria era abitata sin dall’epoca preistorica

L’Austria era abitata sin dall’epoca preistorica, come provato dai ritrovamenti dell’età del ferro, poi i Celti intorno al 400 a.C. occuparono le Alpi orientali formando il regno di Noricum, mentre ad ovest si stabilirono i Reti.

Roma conquistò le province di Noricum, Retia e Pannonicum (Ungheria) nel 15 a. C. annettendole all’impero, ma poi dovette affrontare le invasioni barbariche dei Germani e degli Alemanni, che intorno al V secolo posero fine al predominio romano.

Nell’area, dove nel frattempo, si era diffuso il Cristianesimo, si stabilirono diverse tribù Germaniche, tra cui i Longobardi che la lasciarono nel 588 per l’Italia, finchè il paese, dopo una serie di guerre tra Bavari, Slavi e Alemanni, cadde sotto il dominio dei Franchi e di Carlo Magno.

La famiglia degli Asburgo, di stirpe germanica, stabilì il suo dominio sull’Austria intorno alla fine del XIII secolo e con essa il paese sarebbe diventato una delle maggiori potenze d’Europa.

La loro politica di espansione, più che sulla forza, era basata sulla diplomazia e i matrimoni con le altre dinastie regnanti.

Il XVII secolo vide lotte di religione, sfociate nella Guerra dei Trent’anni (1618 – 1648) in un paese che si era convertito al protestantesimo, contro la restaurazione cattolica imposta dall’Imperatore Rodolfo I.

Nel frattempo l’Austria era impegnata a respingere l’avanzata dei Turchi e Vienna, assediata, rischiò di capitolare, ma resistette e l’assalto fu respinto.

Fu un periodo d’oro per la capitale, dove grazie al re Leopoldo I si sviluppò una delle corti più brillanti d’Europa, con musicisti di fama quali Mozart e Salieri.

Maria Teresa, salita al trono nel 1740 sancì la trasformazione del regno in uno stato moderno.

La sconfitta militare di Austerlitz ad opera di Napoleone segnò un punto d’arresto ma poi gli Austriaci si ripresero e costrinsero alla resa l’Impero, nel 1815 il Congresso di Vienna stabiliva un nuovo assetto dell’Europa con l’Impero Austro Ungarico in una posizione di predominio che mantenne per oltre un secolo.

Lo sviluppo industriale della fine dell’Ottocentro spinse le grandi potenze europee a conquistare nuove colonie in Asia e in Africa.

Questo permise loro di procurarsi a basso costo le materie prime (carbone, ferro, petrolio, cotone) indispensabili per le loro industrie.

La competizione per le colonie provocò gravi contrasti tra le grandi potenze; inoltre la situazione europea era resa più difficile dalla crisi dell’impero turco.

Gli stati europei si divisero così in due alleanze militari:

la TRIPLICE ALLEANZA con Germania, Austria e Italia e la TRIPLICE INTESA con Francia, Inghilterra e Russia.

L’occasione che fece scoppiare il conflitto fu l’uccisione a Sarajevo del principe austriaco Francesco Ferdinando da parte di un indipendentista serbo.

L’Austria lanciò un ultimatum alla Serbia e il 28 luglio 1914 scoppiò la Prima Guerra Mondiale che si estese rapidamente a tutta l’Europa.

Francia, Inghilterra e Russia si schierarono con la Serbia; Germania, Bulgaria e Turchia con l’Austria. Le operazioni belliche iniziarono con una travolgente manovra dell’esercito tedesco che, spezzata la resistenza del Belgio, penetrò in territorio francese.

Le truppe francesi, con la gigantesca battaglia della Marna (settembre 1914) riuscirono però a bloccare l’avanzata tedesca e la guerra di movimento si trasformò così in guerra di logoramento nelle trincee.

L’Italia in un primo momento si dichiarò neutrale.

La maggior parte del popolo italiano era contenta di questa decisione,

ma incapace di opporsi ad un’altra parte, i cosiddetti INTERVENTISTI

che volevano che l’Italia entrasse in guerra a fianco della Francia e dell’Inghilterra.

Essi sostenevano che con la vittoria si sarebbero unite all’Italia Trento e Trieste che appartenevano ancora all’Austria, anche se erano abitate da italiani.

Vennero organizzate violente manifestazioni di piazza e, nel 1915, l’Italia dichiarò guerra all’Austria.

Quasi tutti erano convinti che il conflitto avrebbe avuto breve durata e anche per questo l’impreparazione militare ed economica dell’Italia non venne valutata in tutta la sua gravità.

Tra giugno e dicembre le forze italiane impegnarono gli austriaci nelle prime quattro sanguinose battaglie dell’Isonzo e riuscirono ad avanzare, se pure lentamente, verso est.

A fine anno, però, vennero bloccate dai nemici.

Durante i quattro anni di guerra i soldati rimasero nelle trincee, da cui uscivano soltanto per andare all’assalto delle trincee nemiche, distanti poche centinaia di metri.

Vissero in cunicoli fangosi, tra insetti e topi, sotto i colpi di artiglieria, con il costante pericolo di essere colpiti dai Gas tossici, di cui si faceva grande uso.

In molti casi la rabbia dei soldati si trasformò in ribellione.

Nel 1917 molti reparti francesi si rifiutarono di continuare a combattere: per ristabilire l’ordine migliaia di soldati vennero fucilati e imprigionati.

In Italia, vi furono più di 4000 condanne a morte.

Con il passare del tempo anche per i civili i sacrifici imposti dalla guerra si fecero sempre più pesanti.

In ogni stato le industrie furono convertite alla produzione militare; poiché la maggior parte degli uomini era al fronte, furono le donne a essere impiegate nelle fabbriche.

La produzione agricola crollò; non essendoci gli uomini i campi venivano coltivati soltanto da donne, vecchi e bambini.

I generi alimentari vennero razionati, cioè potevano essere acquistati solo in quantità stabilite; in Germania la razione di pane era di 200 grammi al giorno.

Le difficili condizioni di vita favorirono la diffusione di malattie come la tubercolosi , il tifo e il colera.

Anche malattie più comuni divennero letali, nel 1918 un’epidemia di influenza, la Spagnola, provocò in tutta Europa milioni di vittime.

C’era anche il problema degli attacchi aerei, in grado di colpire centri abitati molto distanti dal fronte per cui si rese necessaria la costruzione di rifugi, nei quali trovare riparo dopo l’avvio delle sirene che segnalavano l’attacco.

Inoltre era necessario pubblicizzare l’immagine ottimistica della guerra come valore positivo, e quindi si fece uso massiccio della propaganda e della censura.

Anche la corrispondenza dei soldati fu sottoposta a censura e furono puniti gli autori di lettere a “contenuto disfattista”.

Il 1916 fu l’anno delle battaglie più rovinose del conflitto.

Apparve quindi chiaro che la fine del conflitto sarebbe stata determinata dall’esaurimento complessivo delle risorse dei contendenti, più che dall’esito delle battaglie.

La spese belliche erano enormi.

I sacrifici imposti dalla guerra resero difficile la vita anche nell’impero russo: anche il pane scarseggiata e tra civili e soldati cresceva fortissimo il desiderio di pace.

Nel febbraio 1917 la popolazione di Pietrogrado, la capitale, insorse contro la guerra; anche i soldati si ribellarono e lo zar fu costretto a lasciare il trono.

Proclamata la repubblica, fu firmata la pace con Germania e Austria e si iniziò a costruire una repubblica comunista.

Questo evento, insieme alla stanchezza dei soldati e agli errori dei generali, fu una delle cause dell’improvviso crollo italiano a Caporetto.

Le armate austro- tedesche avanzarono rapidamente nella pianura friulano- veneta e si prospettò il pericolo di una disfatta totale.

L’Italia trovò la forza di reagire con efficacia e di affrontare una nuova linea difensiva sul Piave.

I soldati italiani, rinvigoriti nel morale e grazie alle promesse di adeguati compensi a guerra finita resistettero ai tentativi di sfondamento dei nemici.

Nel 1917 erano però entrati in guerra al fianco di Francia Inghilterra e Italia, gli Stati Uniti, il cui intervento fu decisivo; oltre ai soldati, gli USA fecero affluire in Europa grandi quantità di materiale militare e di aiuti alimentari.

Il 4 novembre 1918 l’Impero Austro Ungarico chiese l’armistizio, l’11 novembre la Germania fece lo stesso.

Le potenze vincitrici , fra cui l’Italia, si riunirono quindi a congresso a Parigi, per stabilire le condizioni della pace.

Il trattato di Versailles decretò la caduta degli imperi austriaco, tedesco e turco; Germania e Austria divennero repubbliche e nacquero nuovi stati come la Cecoslovacchia, l’Ungheria e la Jugoslavia.

L’Italia ottenne il Trentino, l’Alto Adige, Trieste e l’Istria.

Nel dopoguerra tutti i paesi europei attraversarono un periodo di grave crisi.

Anche per l’Austria, nonostante fosse una delle maggiori potenze militari del mondo, seguì un periodo di declino e recessione economica, che favorì l’annessione al Terzo Reich nazista nel 1938.

Durante la seconda guerra mondiale, l’Austria subì pesanti bombardamenti e la fine del conflitto vide un paese stremato.

Nel dopoguerra il paese, con notevoli sforzi, si è ripreso, economicamente e politicamente e il 1 gennaio 1995 è entrato a far parte della Comunità Economica Europea.


pubblicazione: 27/05/2005

http://austria.katia.com/frontiere_austriache_im_16721.htm
Frontiere Austriache


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